Minzolini e la cattiva strada

Le prefiche del moralismo conformista si graffiano le guance strepitando contro la decisione di Silvio Berlusconi, che all’ultima curva nella compilazione delle liste ha deciso di candidare in Liguria l’ex direttore del Tg1 Augusto Minzolini. Ma non si vede dove sia lo scandalo. A guardare sine ira ac studio l’offerta elettorale dei vari partiti e movimenti, si scopre che la pattuglia di giornalisti in arrivo a Palazzo rispecchia con banalissima fedeltà gli equilibri e le predilezioni di ciascuno; così come le obbedienze implicite in quel tanto di faziosità esibita dai diretti interessati nell’esercizio quotidiano del mestiere.
12 AGO 20
Immagine di Minzolini e la cattiva strada
Le prefiche del moralismo conformista si graffiano le guance strepitando contro la decisione di Silvio Berlusconi, che all’ultima curva nella compilazione delle liste ha deciso di candidare in Liguria l’ex direttore del Tg1 Augusto Minzolini. Ma non si vede dove sia lo scandalo. A guardare sine ira ac studio l’offerta elettorale dei vari partiti e movimenti, si scopre che la pattuglia di giornalisti in arrivo a Palazzo rispecchia con banalissima fedeltà gli equilibri e le predilezioni di ciascuno; così come le obbedienze implicite in quel tanto di faziosità esibita dai diretti interessati nell’esercizio quotidiano del mestiere.
Il Partito democratico ha arruolato con enfasi Massimo Mucchetti, già vicedirettore ad personam del Corriere della Sera, professionista di qualità al servizio di un’idea catto-laburista consanguinea alla cultura del banchiere di Rcs Giovanni Bazoli. Sempre dalle parti di Bersani, hanno trovato domicilio Corradino Mineo (direttore di Rainews 24) e la giornalista anti camorra Rosaria Capacchione (firma del Mattino). Il fronte dei mozzorecchi guidati dal pm Antonio Ingroia, sotto la sigla Rivoluzione civile, ha sottratto Sandro Ruotolo alle piazze incazzose illuminate da Michele Santoro (ex europarlamentare diessino) per scagliarlo nella contesa alla regione Lazio. Pure un ex sincero berlusconiano come Mario Sechi, dalla direzione del Tempo, di Roma, ha ricevuto il suo ingaggio di peso nella lista montiana Scelta civica, per la quale cura la comunicazione in vista del seggio in Parlamento. Fa un po’ caso a parte Oscar Giannino: ex fogliante e ultrà del liberismo confindustrial-donchisciottesco, è migrato dalla radio del Sole 24 Ore per reinventarsi uomo-partito (Fermare il declino) promettendo che in caso d’insuccesso non tornerà in redazione.
In questo breve campionario figurano tutte persone rispettabili, animate da un desiderio legittimo di partecipazione e portatrici di un sottotesto esplicito: ci presentiamo per arricchire la nomenclatura politica, riequilibrandola nel segno della società civile, con un’allure che non guasta e che non immiserisce retroattivamente i rispettivi curricula.
La delegittimazione complessiva del ceto partitico, combinata con il bisogno indotto di un ricambio di volti e pedigree, accresce la soglia di tolleranza per i nuovi ingressi. Sicché il caso di Minzolini eccita soltanto crisi di rigetto immotivate, spiegabili per lo più con la malafede alimentata da una forza mediatica di cui Minzolini non sa disporre. “Tutti quanti hanno un amore / sulla cattiva strada”, cantava Fabrizio De André: il suo adagio si adatta senza stonature a ognuna delle liste elettorali appena sigillate, basta sostituire la parola amore con “giornalista”.